Linguaggio non verbale

 

Il Volto delle Emozioni

 

Dopo le parole, è il volto a ricevere la gran parte delle attenzioni altrui, essendo il luogo preferenziale in cui si palesano le emozioni. Insieme alla voce, esso può dichiarare a colui che ascolta qual é lo stato d'animo di chi parla in relazione a quanto sta dicendo. La voce non è tanto efficace quanto il volto nel dichiarare i sentimenti.

Paul Ekman (La seduzione delle bugie, 2011).

 

Supponiamo di avere di fronte a noi una persona e che proprio in questo istante abbia iniziato a parlarci. La nostra mente elabora il contenuto delle sue parole e raccoglie, in modo più o meno consapevole, la totalità dei segnali che il suo corpo ci invia. Quando ci poniamo in ascolto è l’udito il canale di ricezione principale, grazie al quale incameriamo parole e informazioni mentre “il tono di voce e il canale visivo aggiungono specificazioni al messaggio verbale: sfumature accessorie, punti sottolineati, l’indicazione se quanto detto a parole va preso sul serio e fino a che punto, ecc.”(Ekman P, Friesen W.V., 2007, p.31).

 

In larga misura recepiamo continuamente messaggi dall’ambiente che non prevedono il linguaggio come mezzo di comunicazione esplicito, ma non passano inosservati alla nostra percezione: la tonalità della voce, l'espressività del volto, i movimenti oculari, il respiro, la postura, la gestualità e la distanza a cui si pone da noi un individuo. Alla luce del linguaggio verbale non può che celarsi, più o meno nitida sul terreno della comunicazione, l'ombra del linguaggio corporeo. Essa, come ogni ombra, ha il potere di definire meglio l’oggetto che la proietta arricchendolo di sfumature e tridimensionalità.

Come affermano Paul Ekman e Wallace V. Friesen:

 

Messaggi emotivi possono essere trasmessi anche dalla voce, dalla postura, dai movimenti del braccio e della mano, della gamba, del piede. Ma non è chiaro se trasmettono informazioni precise come il volto. Possono più semplicemente dirci se la persona è turbata, ma non se il sentimento che lo turba è rabbia, paura, disgusto o tristezza”(2007, p.32).

 

Tassello dopo tassello, grazie all’analisi di ogni componente della comunicazione diamo un significato alle parole e all’atteggiamento di chi ci sta parlando. L’esito di una rapida analisi di queste informazioni proviene spesso dalla nostra precedente esperienza, generando in noi un metro di paragone per valutare la credibilità del messaggio che stiamo ricevendo. Ciò permette di comprenderne il significato così da integrarlo nella realtà in cui viviamo. Questo sistema di elaborazione e valutazione sembra attivarsi in maniera istintiva e quasi automatica, destando molto interesse tra gli studiosi della comunicazione e delle emozioni. Essi si sono domandati quali meccanismi siano alla base della comunicazione espressiva del linguaggio corporeo e se esistano chiavi di lettura universali per comprendere le emozioni in relazione al pensiero.

 

Il paradigma centrale del sistema di codifica della mimica facciale (FACS), ideato da Paul Ekman e Wallace V. Friesen (1978), con il successivo contributo di Joseph Hager (2002), si basa sulla scoperta dell’universalità dell’espressione emotiva in risposta a sette principali emozioni di base: rabbia, tristezza, paura, felicità, sorpresa, disgusto e disprezzo. Questo strumento permette di individuare l’emozione provata dalla persona in esame al momento dell’osservazione, attraverso l’individuazione delle Unità d’Azione (AU) muscolari in azione. Ciò permette di individuare anche tracce di microespressioni inibite o mascherate, quasi impercettibili da individuare.

Queste evidenze ci fanno riflettere su quanto sia fondamentale considerare la dimensione corporea delle persone con cui ci relazioniamo. Essa, infatti, sarà inevitabilmente portatrice dei suoi messaggi senza voce. Osservando con più attenzione la postura, il tono della voce e soprattutto le espressioni del viso di un individuo, possiamo dare voce a quella sottile comunicazione che viene esternata dal corpo e talvolta non corrisponde al contenuto delle parole. Infatti, il corpo può veicolare numerose informazioni offerte dalle persone, spesso inconsapevolmente.

 

Negli ultimi decenni, grazie all’emergere di un’attenzione al corpo in ambito clinico, sia medico che psicologico, si sta iniziando a sottolineare l’importanza di un approccio psicologico la cui visione non sia parzialmente oscurata dalle parole e possa andare oltre la mente. Il sostegno delle evidenze in Psicosomatica e gli studi scientifici di Psiconeuroendocrinoimmunologia (Pnei), contribuiscono a restituire valore alla valutazione complessiva della persona, in quanto dotata di una mente e di un corpo inscindibili.

Come afferma Glen O. Gabbard, considerando che i fenomeni mentali e cerebrali siano influenzati vicendevolmente dall’esperienza soggettiva, siamo sempre più vicini alla comprensione dell’interazione tra il cervello e l’ambiente, che grazie alla plasticità neuronale giustifichi l’efficacia di un percorso di sostegno psicologico o di psicoterapia anche da un punto di vista neurobiologico (Gabbard G.O., 2006). Gli studiosi hanno dimostrato come l’espressività facciale stimoli i neuroni a specchio e il vissuto di un’esperienza empatica, caratteristica fondamentale per entrare in risonanza con gli altri (Rizzolatti G., Sinigaglia C., 2006).

In alcuni orientamenti, tra cui la psicoterapia della Gestalt, il corpo è già stato dichiarato come oggetto d’interesse e strumento di lavoro clinico.

Ruella Frank descriveva così la sua paziente Annie dopo una delle prime sedute:

 

Gli occhi di Annie sono spesso rivolti verso il basso, e raramente incontrano i miei. Talvolta, quando guarda nella mia direzione, mi abbaglia. Questo sguardo di sospetto mascherato si riflette nel posizionamento della sua mascella recalcitrante che è spinta verso l’interno. La sua espressione facciale esprime commenti su qualsiasi cosa con un sussulto, una smorfia dolorosa, col roteare degli occhi, con l’inarcarsi delle sopracciglia e col broncio. Ogni sentimento che passa attraverso il suo corpo è esagerato dai muscoli del suo viso. Le sue espressioni sono una continua litania di critiche, principalmente su se stessa, o sugli altri. Guardandola, sembrerebbe che nulla sia nascosto. In realtà, tutto è nascosto (2005, p. 132).

 

Quest’ultima frase della descrizione sottolinea la divergenza che il corpo della paziente mostra in contrapposizione alle sue parole: osservandone le espressioni e la postura “sembrerebbe che nulla sia nascosto”, ma a un livello di consapevolezza di pensiero e di parole “in realtà, tutto è nascosto”. Individuando con l’allenamento alcuni segni che altrimenti non avremmo veduto, ci permettiamo di accedere a contenuti emozionali e psichici che aprono una finestra immediata sul mondo interno della persona. Inoltre, recenti ricerche sembrano dimostrare la capacità del FACS di discriminare, in base alla frequenza e all’intensità dell’espressione emotiva esibita della persona, tra differenti tratti di personalità e/o la presenza di sofferenze anche psicopatologiche.

Ecco che la scienza si avvicina sempre più ad un quadro dell'uomo come essere inscindibile nelle sue componenti corporee e psicologiche, divenendo oggetto di studi integrati.

 

 

 

Autore: Laura Calosso

 

 

Bibliografia:

 

Calosso L., Freilone F., (2015). Il Volto della Psicopatologia: Applicazione Clinica del Facial Action Coding System.

Ekman, P., & Friesen, W.V., (1978). Facial Action Coding System: Investigator’s Guide. Palo Alto, California: consulting Psychologists press.

Ekman, P., Friesen, W.V., & Hager, J., (2002). Facial Action Coding System: A Technique for the Measurement of Facial Movement. Consulting Psychologists Press, Palo Alto.

Ekman, P., & Friesen, W.V., (2007). Giù la maschera, come riconoscere le emozioni dall’espressione del viso. Giunti Editore.

Ekman, P. (2011). La seduzione delle bugie. Di Renzo, Roma.

Frank, R., (2001, tr. it. 2005). Il corpo consapevole. Un approccio somatico ed evolutivo alla psicoterapia. Franco Angeli Editore. Milano.

Gabbard, G.O., (2006). Introduzione alla Psicoterapia Psicodinamica. Raffaello Cortina.

Porcelli, P., (2009). Medicina Psicosomatica e Psicologia Clinica: modelli teorici, diagnosi e trattamento. Raffaello Cortina Editore, Milano.

Rizzolatti, G., & Sinigaglia, C., (2006). So quel che fai, Il cervello che agisce e i neuroni specchio. Raffaello Cortina Editore.

 

RIASSUMENDO:

 

  • Il linguaggio non verbale è un potente mezzo di comunicazione ;
  • Non si comunica soltanto attraverso il contenuto delle parole ma anche con la tonalità della voce, l'espressività del volto, i movimenti oculari, il respiro, la postura, la gestualità e la distanza prossemica ;
  • Per comprendere lo stato d'animo e le emozioni altrui è importante saper leggere attraverso i messaggi corporei.
  • In particolare è stata dimostrata la validità degli indici espressivi relativi alle emozioni universali: rabbia, tristezza, paura, felicità, sorpresa, disgusto e disprezzo ;
  • La stessa universalità non è stata attribuita al significato dei gesti, che variano invece di cultura in cultura ;
  • Grazie al manuale di Ekman e collaboratori (FACS) oggi è possibile indagare con più precisione la risposta emotiva attraverso il movimento delle unità d'azione muscolari del viso (AU-action units)i ;
  • Il corpo comunica più di quanto siamo consapevoli.

Non vi è nessuna frattura tra lo psichico e il fisico, nessun interno ed esterno, nessuna "sensazione" a cui una "cosa" esterna, differente dalla sensazione, corrisponda. Il mondo dei sensi appartiene in egual misura al dominio psichico e fisico.

 

Ernst Mach

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